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In un comunicato stampa odierno della Federconsumatori si fa un calcolo di quanto costerà nel 2016 mantenere un figlio nel suo primo anno di vita. Nel comunicato stampa, allegata, anche una tabella con i consigli per poter risparmiare sulle spese più onerose.

Vediamo nel dettaglio il comunicato stampa della Federcosumatori:

“Caro bimbo: mantenere un bambino nel primo anno di vita nel 2016 costerà da 6.945,40 a 14.905 euro, il 3% in più rispetto al 2015.

I recenti dati dell’Istat sulla natalità nel nostro Paese hanno rivelato una situazione drammatica. Mantenere un figlio, come denunciamo da anni, è un impegno enorme, non solo ovviamente dal punto di vista umano, ma ahimé anche economico, soprattutto in un momento delicato e difficile come quello che le famiglie stanno attraversando a causa del perdurare della crisi economica.

Per dare una dimensione, basti pensare alla notevole spesa che una famiglia deve affrontare in una delle fasi più impegnative: il primo anno di vita del bambino. Come ogni anno l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha aggiornato il monitoraggio sulla spesa per mantenere un bambino nei primi 12 mesi.

Dallo studio emerge che tale costo varia da un minimo di 6.945,40 € ad un massimo di 14.905 €, con un aumento medio del 3% rispetto al 2015.

Segue la tabella con i costi in dettaglio ed i consigli per risparmiare.

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Per chi vuole aprire una società a responsabilità limitata semplificata non investendo c’è la possibilità della Srl semplificata a 1 euro la cui disciplina è stata perfezionata con il Decreto Lavoro 2013 eliminando molti dei paletti e lasciando intatte tutte le agevolazioni sui minori costi di avvio e lo statuto standard.

I requisiti per aprire una Srls a 1 euro richiedono che l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico che contenga i dati anagrafici e i requisiti della società:

  • denominazione sociale contenente l’indicazione a responsabilità limitata
  • il capitale sociale deve essere compreso tra 1 euro e 9.999 euro, versato e sottoscritto interamente alla data della costituzione delle Srls
  • indicazione degli amministratori (che in base alla nuova normativa non devono più essere soci.

Costi apertura Srls

L’atto costitutivo non si paga, il notaio controlla i requisiti senza chiedere onorari ed entro 20 giorni dovrà depositare gli atti presso Ufficio del Registro delle Imprese senza spese

Si dovrà invece pagare l’imposta di registro, la denuncia di inizio attività e il diritto annuale alla Camera di Commercio.

Poichè per le Srls c’è l’obbligo della contabilità ordinaria e del deposito del bilancio di esercizio presso il registro delle imprese e la tenuta dei libri sociali, i costi di tassa di concessione governativa per i libri sociali sono di 309,87 euro.

Ti stai chiedendo a quanti anni andrai in pensione? I requisiti anagrafici e contributivi per la pensione di vecchiaia attualmente in vigore, e validi almeno fino al 200 salvo riforma, sono stati fissati dalla legge Fornero.

Pensione 2016-2017: requisiti anagrafici

Per quest’anno e l’anno prossimo, il ritiro dal lavoro prevede almeno 20 anni di contributi e la soglia di 66 anni e 7 mesi per tutti i lavoratori dipendenti (settore pubblico e privato) e autonomi e per le donne impiegate nel comparto pubblico.

In altre parole bisogna essere nati entro il 31 maggio 1950 (ovviamente 31 maggio 1951 se si aspira ad andare in pensione nel 2017). Per le dipendenti private il requisito anagrafico scende a 65 anni e sette mesi (quindi la data di nascita non dovrà collocarsi oltre il 31 maggio 1951 per il 2016 e il 31 maggio 1952 per il 2017). Le lavoratrici autonome potranno andare in pensione a 66 anni e 1 mese: in altre parole nel 2016 potranno ritirarsi tutte quelle nate entro il 30 novembre 1950 e, l’anno prossimo, quelle nate entro il 30 novembre 1951.

In pensione nel 2018: adeguamento dei requisiti anagrafici

Nel 2018 l’età minima sarà equiparata per tutte le suddette categorie: occorrerà aver compiuto i 66 anni e sette mesi e, quindi, la data di nascita non dovrà superare il 31 maggio del 1952.

Età pensionabile: adeguamenti dal 2020

A partire dal 2019, l’adeguamento dei requisiti anagrafici per andare in pensione sarà fatto su cadenza biennale. Per il 2021 e 2022 la pensione di vecchiaia sarà fissata a 67 anni e 2 mesi con i giorni di nascita massimi che cadranno, rispettivamente, il 31/10/1954 e il 31/10/1955.

Nel biennio 2023-2024 serviranno 67 anni e 5 mesi per andare in pensione. L’’adeguamento nel 2025 richiederà ulteriori tre mesi.

Dal 2027/28 l’incremento sarà di 2 mesi: conseguentemente l’età minima salirà a 67 anni e 11 mesi. Ancora due mesi in più (68 anni e 1 mese) per il biennio 2029/2030, con data di nascita massima entro il 30/11/1961 e 30/11/1962.

Requisiti anagrafici per la pensione: scenari futuri

La legge Fornero ha fissato i requisiti per la pensione di vecchiaia fino al 2050: nel 2031-32 serviranno 68 anni e 3 mesi (potranno andare in pensione i nati entro 30/09/1963 e 30/09/1964) fino ad arrivare al biennio 2049-50 in cui serviranno 69 anni e 9 mesi (potranno andare in pensione i nati entro il 31/03/1980 e 31/03/1981).

Il Bonus affitto 2016 da 8.000 euro è un aiuto che lo Stato attraverso i Comuni riconosce agli inquilini vittime di morosità incolpevole, ossia, quando a causa di un motivo molto grave che va al di là della propria volontà, l’affittuario non riesce a pagare l’affitto. Il contributo può essere richiesto presso il comune di residenza che potrà, una volta valutata la documentazione, fare ricorso al Fondo morosità incolpevole del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il quale sono stati stanziati 190 milioni di euro per il periodo 2016/2020.

Requisiti per accedere al Bonus affitto 2016 inquilini morosi

Le famiglie per poter accedere al bonus affitto concesso tramite il Fondo Morosità Incolpevole, devono essere in possesso di determinati requisiti, individuati dal decreto anti-sfratto. I requisiti per ottenere il bonus sono definiti di volta in volta dai bandi emessi dai comuni,ma in genere sono legati a cause di estrema gravità, ad esempio:

– licenziamento o riduzione dell’orario di lavoro;
– cassa integrazione;
– mancato rinnovo del contratto a tempo determinato;
– cessazione, per causa di forza maggiore, di attività lavorativa autonoma;
– infortunio o decesso di un componente della famiglia che concorreva al reddito del nucleo.

Ti stai chiedendo a quanti anni andrai in pensione? I requisiti anagrafici e contributivi per la pensione di vecchiaia attualmente in vigore, e validi almeno fino al 200 salvo riforma, sono stati fissati dalla legge Fornero.

Pensione 2016-2017: requisiti anagrafici

Per quest’anno e l’anno prossimo, il ritiro dal lavoro prevede almeno 20 anni di contributi e la soglia di 66 anni e 7 mesi per tutti i lavoratori dipendenti (settore pubblico e privato) e autonomi e per le donne impiegate nel comparto pubblico.

In altre parole bisogna essere nati entro il 31 maggio 1950 (ovviamente 31 maggio 1951 se si aspira ad andare in pensione nel 2017). Per le dipendenti private il requisito anagrafico scende a 65 anni e sette mesi (quindi la data di nascita non dovrà collocarsi oltre il 31 maggio 1951 per il 2016 e il 31 maggio 1952 per il 2017). Le lavoratrici autonome potranno andare in pensione a 66 anni e 1 mese: in altre parole nel 2016 potranno ritirarsi tutte quelle nate entro il 30 novembre 1950 e, l’anno prossimo, quelle nate entro il 30 novembre 1951.

In pensione nel 2018: adeguamento dei requisiti anagrafici

Nel 2018 l’età minima sarà equiparata per tutte le suddette categorie: occorrerà aver compiuto i 66 anni e sette mesi e, quindi, la data di nascita non dovrà superare il 31 maggio del 1952.

Età pensionabile: adeguamenti dal 2020

A partire dal 2019, l’adeguamento dei requisiti anagrafici per andare in pensione sarà fatto su cadenza biennale. Per il 2021 e 2022 la pensione di vecchiaia sarà fissata a 67 anni e 2 mesi con i giorni di nascita massimi che cadranno, rispettivamente, il 31/10/1954 e il 31/10/1955.

Nel biennio 2023-2024 serviranno 67 anni e 5 mesi per andare in pensione. L’adeguamento nel 2025 richiederà ulteriori tre mesi.

Dal 2027/28 l’incremento sarà di 2 mesi: conseguentemente l’età minima salirà a 67 anni e 11 mesi. Ancora due mesi in più (68 anni e 1 mese) per il biennio 2029/2030, con data di nascita massima entro il 30/11/1961 e 30/11/1962.

Requisiti anagrafici per la pensione: scenari futuri

La legge Fornero ha fissato i requisiti per la pensione di vecchiaia fino al 2050: nel 2031-32 serviranno 68 anni e 3 mesi (potranno andare in pensione i nati entro 30/09/1963 e 30/09/1964) fino ad arrivare al biennio 2049-50 in cui serviranno 69 anni e 9 mesi (potranno andare in pensione i nati entro il 31/03/1980 e 31/03/1981).

Quali sono i requisiti e le condizioni per usufruire dello sconto Tasi e Imu sugli immobili in comodato ai parenti? Il riferimento è alla disposizione che, dal 1° gennaio 2016, riconosce una riduzione pari al 50% sulla della base imponibile IMU per gli immobili concessi incomodato d’uso a figli o genitori. La CNA ha interrogato il Mef spingendolo a chiarire i parametri applicativi dell’agevolazione. Sono stati infatti fissati alcuni paletti sui contratti di comodato che limitano l’accesso allo sconto Tasi e Imu.

Abbiamo già visto che il contratto di comodato deve essere necessariamente registrato presso l’Agenzia delle Entrate. Questo onere ha generato alcuni dubbi interpretativi relativamente ai comodati verbali che, come suggerisce il nome, non richiedono la forma scritta. Per questi ultimi non vige l’obbligo di registrazione ma a ben vedere, in assenza di questa formalità, si perderebbe il diritto allo sconto. Il Mef ha però chiarito che per i contratti di comodato verbali la decorrenza dell’agevolazione coincide con ladata di conclusionedegli stessiammettendo di fatto la possibilità di godere dello sconto già dal 1° gennaio di quest’anno. Questa interpretazione è ancor più favorevole di quella precedente che pure aveva fissato come termine il 1° marzo per non perdere l’agevolazione dal 1° gennaio 2016.

Come registrare un contratto di comodato verbale

La registrazione di un contratto di comodato verbale si effettua tramite modello 69.Quest’ultimo va presentato in duplice copia. Nello spazio riservato alla tipologia dell’atto va specificato “Contratto verbale di comodato”.

Tra i contratti di comodato in forma scritta invece godono dell’agevolazione dal 1° gennaio solo quelli stipulati entro il giorno 16 del mese scorso.

Sconto Tasi e IMU su comodato: tutti i requisiti

Oltre alla registrazione ricordiamo gli altri requisiti a cui è subordinato il riconoscimento dello sconto Tasi e IMU: il comodante non deve possedere altri immobili in Italia, ad eccezione di quello adibito a propria abitazione principale nello stesso comune di residenza (purché non di lusso). Il Mef ha però chiarito che immobilinon abitativi (come ad esempio i negozi ed i terreni) non ostacolano il riconoscimento dell’agevolazione. Lo sconto si riconosce se il comodato avviene tra parenti in linea retta entro il 1° grado (genitori e figli).

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Con l’avvicinarsi del tempo di compilazione della dichiarazione dei redditi, ed in particolare del modello 730, è bene ricordare quali sono tutte le scadenze e gli adempimenti.

  • 29 febbraio: entro tale date le banche, le assicurazioni e gli intermediari di tipo finanziario devono comunicare al Fisco tutti i dati che riguardano le detrazioni su mutui, previdenza complementare, spese universitarie, spese funebri e rate bonus ristrutturazioni
  • 7 marzo: questa è la data entro la quale i sostituti di imposta devono inviare al Fisco le CU sui redditi dei propri dipendenti e collaboratori riferite all’anno fiscale appena trascorso
  • 15 aprile: entro tale data sarà messo a disposizione dei contribuenti il modello 730 precompilato relativo al 2016 che i cittadini dovranno controllare, modificare e integrare, se ce ne fosse bisogno, e rispedire all’Agenzia delle Entrate. Il consiglio è quello di controllare molto bene la propria dichiarazione precompilata poichè lo scorso anno, anno del debutto, gli errori commessi dal Fisco sono stati molteplici.
  • 7 luglio: entro questa data il 730 2016 va trasmesso all’Agenzia delle Entrate, sia che si tratti del modello cartaceo che di quello precompilato
  • 30 settembre: entro questa data è possibile presentare in modello Unico PF/2016 correttivo o integrativo se la dichiarazione dei redditi presentata in precedenza recava qualche omissione o errore.
Come cambiano nel 2016 gli assegni mensili di maternità e quelli al nucleo familiare concessi dai comuni negli importi e nel limite di reddito?

Per i nati tra i 1 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2016 i Comuni concederanno assegni mensili di importo pari a 338,89 euro alle mamme prive di tutela previdenziale obbligatorio, così come previsto dall’articolo 65 della legge 448 del 1998. L’assegno di maternità spettano per 5 mesi per un importo totale di 1694,45 euro annui per il 2016.

Gli assegni per il nucleo familiare per famiglia con almeno 3 figli minori per il 2016, sempre concessi dai comuni, sono pari a 141,30 euro in base all’articolo 74 del decreto legislativo 151 del 2004.

A comunicare i nuovi importi è il dipartimento delle politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli importi, invariati rispetto al 2015, sono stati pubblicati con un comunicato in GU.

I limiti di reddito per accedere alle prestazioni sono stati fissati nel seguente modo:

  • assegno maternità: limiti di reddito Isee 16.954,95 euro annuali
  • assegno nucleo familiare: limiti di reddito Isee 8.555,99 euro annuali

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Equitalia, indipendentemente dalla finalità del conto corrente, può pignorare le somme ivi depositate, anche se il conto corrente è destinato a pagare il mutuo alla banca o a garantire esigenze assistenziali o sanitarie (cure mediche salvavita) del titolare.

Equitalia sta utilizzando, con sempre maggiore frequenza, nell’esercizio della sue funzioni di recupero dei crediti erariali, il pignoramento dei conti correnti bancari (art. 72-bis del D.P.R. n. 602/1973).

Come avviene la riscossione esattoriale da parte di Equitalia?

Nel caso, della riscossione esattoriale, il pignoramento da parte di Equitalia avviene secondo la procedura speciale che non prevede il passaggio dal tribunale.

A differenza dei pignoramenti effettuati dai privati, non ci sarà un’udienza di assegnazione delle somme davanti al giudice dell’esecuzione. Equitalia si limita a notificare il pignoramento tanto al contribuente quanto alla banca, intimando a quest’ultima, nel caso di mancato pagamento del debitore entro 60 giorni, di procedere a versare direttamente le somme nelle proprie casse.

In questo caso, se il conto corrente è destinato al pagamento delle rate del mutuo, il pignoramento sortisce l’impossibilità per la banca di prelevare le somme che sono depositate sul conto nei limiti degli importi pignorati. Pertanto se sul conto corrente vi è un deposito superiore agli importi “bloccati”, il pagamento delle rate del mutuo potrà proseguire in automatico, fino a che vi resterà detta disponibilità. Diversamente, la banca non potrà toccare il conto e, di conseguenza, il mutuatario risulterà moroso.

La soluzione immediata è che il debitori paghi Equitalia il prima possibile e sblocchi il suo conto corrente, il pagamento può avvenire in un’unica soluzione o con la rateazione. Con la rateazione del debito, il conto corrente si sbocca anche con il solo pagamento della prima rata del piano di dilazione, quindi la banca può prelevare le somme dovute per il mutuo.

Una seconda soluzione è nel caso in cui il titolare del conto corrente sia un lavoratore subordinato o un pensionato.In questo caso, la nuova riforma stabilisce che il conto corrente su cui confluiscono redditi da lavoro dipendente o di pensione possono essere pignorati solo per importi superiori a tre volte l’assegno sociale (euro 1.345,56). Solo gli importi in eccesso a tale soglia possono essere bloccati, le mensilità successivamente accreditate possono essere pignorate nei limiti di un quinto.

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Il contratto di comodato rappresenta lo strumento principale per poter utilizzare gratuitamente un bene mobile o immobile. La nozione di comodato è contenuta nell’art. 1803, c.c., il quale, al comma 1, afferma che: “il comodato è il contratto col quale una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito”.

La gratuità distingue il comodato dalla locazione, infatti, se per l’uso della cosa altrui, mobile o immobile, è previsto un corrispettivo, il contratto che si configura è la locazione.

Il Codice Civile, che regolamenta tale tipologia contrattuale dall’art. 1803 all’art. 1812, non prescrive alcun vincolo di forma né sostanziale, né probatoria; tuttavia, è prassi comune preferire la forma scritta per rendere più agevole la soluzione di eventuali controversie tra le parti e per evitare la presunzione di cessione e di acquisto a titolo oneroso ai fini fiscali.

Come compilare un contratto di comodato gratuito?

Il contratto di comodato è strettamente vincolato all’oggetto e alle parti che intervengono nel contratto e, pertanto, occorre stabilire il tipo di bene, mobile o immobile, nonché le parti interessate, privati o soggetti economici.

La compilazione deve prevedere una serie di elementi:

  • dati anagrafici dei soggetti interessati che sono comodante (che concede il bene in comodato) e comodatario (lo prende in comodato);

  • dati catastali se trattasi di abitazione o di registro se trattasi di bene mobili individuati in pubblici registri come per esempio il PRA per le auto;

  • oggetto del contratto: il diritto all’utilizzo del bene definito più compitamente nell’art. 1803 codice civile;

  • durata del comodato;

  • corrispettivo: se previsto ma può essere gratuito;

  • disciplina del codice civile: il contratto di comodato d’uso gratuito è regolato dal Codice Civile dall’art. 1803 all’art. 1812.

  • foro Competente;

  • firma dei soggetti interessati.

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