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Per chi vuole aprire una società a responsabilità limitata semplificata non investendo c’è la possibilità della Srl semplificata a 1 euro la cui disciplina è stata perfezionata con il Decreto Lavoro 2013 eliminando molti dei paletti e lasciando intatte tutte le agevolazioni sui minori costi di avvio e lo statuto standard.

I requisiti per aprire una Srls a 1 euro richiedono che l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico che contenga i dati anagrafici e i requisiti della società:

  • denominazione sociale contenente l’indicazione a responsabilità limitata
  • il capitale sociale deve essere compreso tra 1 euro e 9.999 euro, versato e sottoscritto interamente alla data della costituzione delle Srls
  • indicazione degli amministratori (che in base alla nuova normativa non devono più essere soci.

Costi apertura Srls

L’atto costitutivo non si paga, il notaio controlla i requisiti senza chiedere onorari ed entro 20 giorni dovrà depositare gli atti presso Ufficio del Registro delle Imprese senza spese

Si dovrà invece pagare l’imposta di registro, la denuncia di inizio attività e il diritto annuale alla Camera di Commercio.

Poichè per le Srls c’è l’obbligo della contabilità ordinaria e del deposito del bilancio di esercizio presso il registro delle imprese e la tenuta dei libri sociali, i costi di tassa di concessione governativa per i libri sociali sono di 309,87 euro.

Ti stai chiedendo a quanti anni andrai in pensione? I requisiti anagrafici e contributivi per la pensione di vecchiaia attualmente in vigore, e validi almeno fino al 200 salvo riforma, sono stati fissati dalla legge Fornero.

Pensione 2016-2017: requisiti anagrafici

Per quest’anno e l’anno prossimo, il ritiro dal lavoro prevede almeno 20 anni di contributi e la soglia di 66 anni e 7 mesi per tutti i lavoratori dipendenti (settore pubblico e privato) e autonomi e per le donne impiegate nel comparto pubblico.

In altre parole bisogna essere nati entro il 31 maggio 1950 (ovviamente 31 maggio 1951 se si aspira ad andare in pensione nel 2017). Per le dipendenti private il requisito anagrafico scende a 65 anni e sette mesi (quindi la data di nascita non dovrà collocarsi oltre il 31 maggio 1951 per il 2016 e il 31 maggio 1952 per il 2017). Le lavoratrici autonome potranno andare in pensione a 66 anni e 1 mese: in altre parole nel 2016 potranno ritirarsi tutte quelle nate entro il 30 novembre 1950 e, l’anno prossimo, quelle nate entro il 30 novembre 1951.

In pensione nel 2018: adeguamento dei requisiti anagrafici

Nel 2018 l’età minima sarà equiparata per tutte le suddette categorie: occorrerà aver compiuto i 66 anni e sette mesi e, quindi, la data di nascita non dovrà superare il 31 maggio del 1952.

Età pensionabile: adeguamenti dal 2020

A partire dal 2019, l’adeguamento dei requisiti anagrafici per andare in pensione sarà fatto su cadenza biennale. Per il 2021 e 2022 la pensione di vecchiaia sarà fissata a 67 anni e 2 mesi con i giorni di nascita massimi che cadranno, rispettivamente, il 31/10/1954 e il 31/10/1955.

Nel biennio 2023-2024 serviranno 67 anni e 5 mesi per andare in pensione. L’adeguamento nel 2025 richiederà ulteriori tre mesi.

Dal 2027/28 l’incremento sarà di 2 mesi: conseguentemente l’età minima salirà a 67 anni e 11 mesi. Ancora due mesi in più (68 anni e 1 mese) per il biennio 2029/2030, con data di nascita massima entro il 30/11/1961 e 30/11/1962.

Requisiti anagrafici per la pensione: scenari futuri

La legge Fornero ha fissato i requisiti per la pensione di vecchiaia fino al 2050: nel 2031-32 serviranno 68 anni e 3 mesi (potranno andare in pensione i nati entro 30/09/1963 e 30/09/1964) fino ad arrivare al biennio 2049-50 in cui serviranno 69 anni e 9 mesi (potranno andare in pensione i nati entro il 31/03/1980 e 31/03/1981).

Non sono soltanto i contribuenti a sbagliare ma anche il Fisco, il cui margine di errore è altissimo, il 20%. Tra il 2000 e il 2015 circa una cartella su 5 in carico ad Equitalia è stata emessa per errore.

L’a.d. di Equitalia Ernesto Maria Ruffini, durante un audizione a Palazzo Madama, ha spiegato che le riscossioni sono sensibilmente aumentate, arrivando ad una media annua di 7,7 miliardi di euro e che il 53% delle cartelle riscosse nel 2015 riguarda debiti sopra i 100mila euro. Su un carico totale lordo affidato a Equitalia nel periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015 che ammonta a 1.058 miliardi di euro il 20,5% è stato annullato dagli stessi enti creditori, in quanto ritenuto indebito (cioè non dovuto dai contribuenti) a seguito di provvedimenti di autotutela da parte dei suddetti enti creditori o di decisioni dell’autorità giudiziaria”.

Ma resta il fatto che in 15 anni il Fisco ha commesso errore per 217 miliardi di euro in cartelle emesse e poi annullate dopo il ricorso davanti ad un Giudice che le ha ritenute illegittime.

Dei 217 miliardi richiesti ai contribuenti 175 miliardi sono stati chiesti dall’Agenzia delle Entrate, 23,3 miliardi dall’Inps, 10 miliardi dall’Inail e 7,4 miliardi da altre amministrazioni.

investireoggi

Lunedì 1° febbraio, è il termine ultimo per denunciare l’intervenuta variazione, senza incorrere in sanzioni o penalizzazioni, dei redditi dominicale e agrario dei terreni verificatesi nel 2015. La scadenza ordinaria per la comunicazione dei cambiamenti , in aumento o in diminuzione del reddito dominicale e agrario dei terreni, cade il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la modifica. Per quest’anno, il termine si sposta in avanti di un giorno poiché il mese di gennaio finisce di domenica.

La denuncia va presentata dai titolari di redditi dominicale e agrario dei terreni, per denunciare le variazioni dei terreni verificatesi nel 2015. I contribuenti per la presentazione della denuncia possono scegliere tra l’invio telematico, utilizzando il software Docte 2.0 oppure presentando la dichiarazione al competente Ufficio Provinciale-Territorio dell’Agenzia delle Entrate.

La denuncia annuale delle variazioni dei redditi dominicale e agrario dei terreni interessa le seguenti categorie di contribuenti:

  • dipendenti, pensionati, persone fisiche non titolari di partita Iva, collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori occasionali;
  • imprenditori artigiani e commercianti, agenti e rappresentanti di commercio, ecc.;
  • lavoratori autonomi, professionisti titolari di partita Iva iscritti o non iscritti in albi professionali;
  • società di persone, società semplici, Snc, Sas, Studi Associati;
  • società di capitali ed enti commerciali, SpA, Srl, Soc. Cooperative, Sapa, Enti pubblici e privati diversi dalle società;
  • istituti di credito, Sim, altri intermediari finanziari, società fiduciarie;
  • enti che non svolgono attività commerciali;
  • organi e amministrazioni dello Stato;
  • altri soggetti.

L’articolo 30 del Tuir (Dpr 917/1986) stabilisce le norme per l’adempimento della denuncia annuale delle variazioni dei redditi dominicale ed agrario dei terreni.

Secondo l’art. 30, le variazioni del reddito dominicale, in aumento o in diminuzione, devono essere denunciate dal contribuente all’Agenzia delle Entrate, con apposito modello, nel quale vanno indicate la partita catastale e le particelle cui le variazioni si riferiscono e, se queste riguardano porzioni di particelle, deve essere allegata la dimostrazione grafica del frazionamento dei terreni.

I commi 1 e 2 dell’articolo 29 del Tuir definiscono, rispettivamente:

  • variazioni del reddito dominicale in aumento, quelle derivanti dalla sostituzione del prodotto coltivato, rispetto a quanto indicato in catasto, con un altro di maggiore reddito;
  • variazioni del reddito dominicale in diminuzione, quelle avvenute in senso opposto, cioè quando la sostituzione della qualità di coltura allibrata in catasto avviene con un’altra di minore reddito oppure quando si riduce la capacità produttiva del terreno per naturale esaurimento o per altra causa di forza maggiore, anche se non vi è stato cambiamento di coltura, o per eventi fitopatologici o entomologici interessanti le piantagioni. I termini dell’adempimento e il periodo d’imposta interessato.

Le variazioni in aumento, dei redditi dominicali  e agrari del terreni, devono essere denunciate entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui si sono verificati i fatti (art. 30, comma 2 ), le variazioni hanno effetto da tale anno.

Le variazioni in diminuzione, dei redditi dominicali e agrari del terreni,  hanno effetto dall’anno in cui si sono verificati i fatti (art. 30, comma 3) se la denuncia è presentata entro il 31 gennaio dell’anno successivo. Le variazioni hanno effetto dall’anno in cui avviene la comunicazione.

Se il terreno è dato in affitto per uso agricolo, la denuncia può essere presentata direttamente dall’affittuario.

Omessa dichiarazione e sanzioni

In caso di omessa denuncia annuale delle variazioni dei redditi dominicale ed agrario dei terreni , è prevista una sanzione amministrativa, da un minimo di euro 250 a un massimo di euro 2.000.

Non sono tenuti alla denuncia di variazione colturale i contribuenti che, per richiedere i contributi agricoli Cee, hanno presentato all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) la dichiarazione sull’uso del terreno (vedi “Variazioni colturali anno 2015, la lista dei comuni in Gazzetta”).

investireoggi

Il decreto del MEF del 13 gennaio 2016 stabilisce le modalità e i termini di trasmissione all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle spese universitarie, quelle funebri, le spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica da inserire nel 730 precompilato.

La dichiarazione precompilata, infatti, così come previsto dal Dlgs 175/2014, si arricchisce di queste nuove spese detraibili. Dal MEF arrivano, quindi, le indicazioni su come le notizie relative alle spese detraibili vadano inviate all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione dei redditi (per quest’anno la scadenza slitta al 29 febbraio poichè il 28 cade di domenica).

Già a partire dall’invio dei dati riguardanti lo scorso anno i termini devono essere rispettati.

Le spese Universitarie detraibili sono

  •  frequenza di corsi universitari
  •  frequenza di corsi universitari di specializzazione
  •  frequenza di corsi di perfezionamento
  • frequenza di master assimilabili a corsi universitari o di specializzazione
  •  di iscrizione a dottorati di ricerca.

E gli atenei sono tenuti alla comunicazione per ogni anno e per ciascuno studente indicando, al contempo, chi ha materialmente sostenuto tali spese.

Spese funebri

Come per quelle universitarie anche per le spese funebri è prevista una detrazione del 19%. A trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate dovranno provvedere, per le spese relative all’anno 2015, le agenzie del settore. Dovranno essere comunicati i costi riferibili ad ogni decesso indicando i dati del defunto e quelli dell’intestatario della ricevuta fiscale.

Interventi di recupero del patrimonio energetico edilizio e di riqualificazione energetica

Anche per il 2016 sono state confermate le detrazioni maggiorate al 50% anzichè al 36% per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio e al 65% anzichè al 55% per le spese di riqualificazione energetica. Tali spese dovranno essere comunicate entro il 28 febbraio di ogni anno all’Agenzia delle Entrate da banche e Poste con i dati relativi ai bonifici emessi dai contribuenti per questo tipo di lavori indicando nella comunicazione gli identificativi del mittente, il contribuente beneficiario della detrazione e il destinatario della somma.

Il Dl attuativo del bonus fiscale riconosciuto per l’acquisto di case in affitto ha imposto all’agevolazione alcuni limiti e paletti da tenere presente.

Bonus case da locare 2016: come funziona

Prima di tutto si chiarisce che il bonus viene riconosciuto una tantum per ciascun immobile. L’agevolazione fiscale inoltre non è cumulabile con altre di questo tipo previste per le stesse spese da altre disposizioni.

Il bonus case in affitto prevede una deduzione dal reddito ai fini Irpef del 20% sul prezzo di acquisto dell’immobile così come risulta dall’atto di compravendita e fino al limite massimo totale di 300 mila euro, Iva inclusa. Si includono nella deduzione anche gli interessi passivi sui mutui contratti per l’acquisto della medesima unità immobiliare.

Bonus case in affitto: quali vi rientrano

Rientrano nella norma gli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017, per unità immobiliari a destinazione residenziale di nuova costruzione rimaste invendute. La deduzione spetta anche per le spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia o di restauro e risanamento conservativo, quelle per i dipendenti assunti con contratti di appalto, quelle sostenute per la costruzione di un’unità immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili che il contribuente possedeva prima dell’inizio dei lavori o aree sulle quali esistono diritti edificatori, per le costruzioni da ultimare entro il 31 dicembre 2017 per le quali, entro la data del 12 novembre 2014, era stato riconosciuto titolo abilitativo edilizio.

I requisiti degli immobili per usufruire del bonus sono i seguenti:

  • l’unità immobiliare venga destinata, entro sei mesi dal momento dell’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione a carattere continuativo per un minimo di otto anni;
  • l’unità immobiliare residenziale non sia classificata o classificabile di lusso. In altre parole sono escluse le categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
  • l’unità immobiliare non si trovi nelle zone omogenee classificate E;
  • l’unità immobiliare abbia ottenuto le prestazioni energetiche certificate in classe “A” o “B”;
  • il canone di locazione non superi quello convenzionato risultante dalla convenzione-tipo di cui all’articolo 18 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (Dpr 380/2001) ovvero il minore importo tra il canone concordato ex articolo 2, comma 3, della legge 431/1998, e il canone speciale di cui all’articolo 3, comma 114, della legge 350/2003;
  • non esistano rapporti di parentela compresi entro il primo grado tra locatore e conduttore;
  • sia accertata l’esecuzione di opere edilizie che siano conformi a quelle assentite o comunicate.

Bonus affitto, come viene erogato

Il bonus sulle case in locazione viene ripartito in otto rate annuali di pari importo, a partire dal periodo di imposta in cui viene stipulato il contratto di locazione ed è riservato ai diversi proprietari, persone fisiche non esercenti attività commerciale, in virtù delle quote di proprietà. L’agevolazione non viene meno neppure nel caso in cui viene ceduto il diritto di usufrutto a soggetti che operano, da un minimo di dieci anni, nel settore degli alloggi sociali.

Ancora novità per chi ha una partita IVA nel 2016: dopo l’addio al regime dei minimi e il blocco delle aliquote contributive per la gestione separata Inps, il governo sta lavorando ad un pacchetto per implementare le tutele dei lavoratori autonomi in caso di malattie e maternità, congedi e permessi. Il disegno ufficiale dovrebbe essere presentato entro la fine di gennaio. Resteranno esclusi imprese e piccoli imprendi­tori artigiani e commercianti iscritti alla camera di com­mercio. Nelle prossime pagine analizzeremo meglio tutte le novità della riforma delle partite IVA allo studio per il 2016.

Il testo della legge si compone di una quindicina di articoli, tutti miranti a tutelare il lavoratore autonomo tenendo conto della disparità di peso contrattuale rispetto al committente.

E’ previsto un giro di vite sulleclausole vessatorie: queste ultime sono da considerarsi nulle e prevedono anche un risarcimento dei danni in capo al lavoratore. Rientrano tra queste clausole abusive: la rescissione senza preavviso e unilaterale dei contratti senza un adeguato risarcimento oppure la riserva al committente di modificare le condizioni del contratto o patti che concedano più di 60 giorni per il pagamento delle fatture.

Formazione professionista e proprietà intellettuale: nuove forme di tutela

Altre misure importanti riguardano la proprietà intellettuale (con la possibilità, salvo il caso di attività inventiva oggetto di contratto di lavoro, di cessione a terzi di utilizzo economico) e la deducibilità totale e non più al 50% delle spese di formazione o aggiornamento (fino a 10 mila euro per l’iscrizione a master, convegni e corsi). E’ prevista inoltre l’apertura di uno Sportello dei Centri per l’Impiego dedicato ai lavoratori autonomi per la raccol­ta delle offerte e domande di lavoro.

Partita IVA, malattia e congedi parentali: novità 2016

Ma senza dubbio l’aspetto più interessante della nuova legge riguarda il riconoscimento di malattia e permessi. In caso di malattia che richieda più di 60 giorni di sospensione dell’attività, viene sospeso anche il versamento dei contributi (fino ad un massimo di due anni). Il periodo contributivo però non si perde: il lavoratore, terminata la malattia, potrà pagare il debito previdenziale relativo al periodo di sospensione in rate mensili nell’arco di un periodo pari a tre volte quello di sospensione. . Per quanto riguarda i congedi parentali il periodo di tutela passa da tre a sei mesi mentre il termine di fruizione si allunga fino al terzo compleanno del bambino. Di fatto gli autonomi a partita IVA vengono equiparati ai dipendenti privati. Viene inoltre estesa al lavoro autonomo anche l’indennità di maternità, a prescindere dall’astensione effettiva dall’attività lavorativa: la liquidazione diventa erogabile di diritto alla lavoratrice con una semplice domanda all’Inps.

 

 

Quando un imprenditore individuale si appresta a fare una cessione della propria azienda è soggetto ad una tassazione particolare che dipende dalla plusvalenza che deriva dalla differenza tra il costo fiscalmente riconosciuto dell’azienda e il valore che essa ha nella cessione.

Quindi la cessione di una azienda può dar luogo o ad una plusvalenza o ad una minusvalenza che va ad incidere sulle imposte sui redditi.

A classificare tali plusvalenze sono gli articoli 86e 58 del TUIR.

L’articolo 86 afferma che concorrono alla determinazione del reddito ai fini Ires le plusvalenze delle aziende. Se in caso di cessione il corrispettivo è costituito soltanto da beni ammortizzabili iscritti in bilancio allo stesso valore dei beni ceduti, la plusvalenza è determinata soltanto dal denaro pattuito.

L’articolo 58 del TUIR, invece, stabilisce che le plusvalenze che derivano da una cessione di azienda concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini Ires. Se il contribuente decide di avvalersi della tassazione separata, secondo l’articolo 17 comma 2 del Tuir, invece, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini Ires.

Il valore della plusvalenza o delle minusvalenze, è determinato dalla differenza del valore fiscale dei singoli beni che compongono l’azienda al momento della cessione, in base alla situazione contabile aggiornata al momento della cessione. Tale valore va confrontato con quello relativo alla cessione stessa, formato dal valore del corrispettivo più gli oneri quali spese legali, perizie, mediazioni ecc…

Per poter fruire della tassazione separata l’imprenditore deve possedere l’azienda che cede da più di 5 anni compilando il quadro RM del modello UNICO PF. Al momento della cessione, in questo caso, va versato il 20% dell’imponibile a titolo di acconto. La differenza sarà recapitata direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Anche l’imprenditore che cede l’unica azienda, perdendo lo status di imprenditore, potrà fruire della tassazione separata ma non della rateazione.

Può essere definita una vera e propria rivoluzione delle scadenze fiscali la proposta che ne prevede l’accorpamento in un’unica data, verosimilmente il 16 maggio 2016 (e poi a seguire anche gli anni seguenti). Il progetto di semplificazione fiscale per cittadini e imprese, che potrebbe trovare spazio già nella Legge di Stabilità 2016, porta la firma del sottosegretario all’Economia e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti.

Di che cosa si tratta e che cosa cambierà concretamente per i contribuenti? L’obiettivo è quello di ridurre ad una sola data, il 16 maggio appunto, la scadenza di sette versamenti distinti. A quale scopo?

Il governo ritiene che l’accorpamento porterebbe alla semplificazione e quindi prevede un vantaggio per i contribuenti anche se, è facile prevedere, che, in questo modo, il 16 maggio potrebbe diventare la data più odiata da privati e aziende.

Scadenze fiscali: tutte le tasse del 16 maggio

Quali tributi verrebbero accorpati il 16 maggio? Nella stessa data sarebbero previste le scadenze Irpef (16 giugno e 30 novembre) e l’Iva (oggi suddivisa in acconto al 27 dicembre e saldo al 16 marzo). Sempre il 16 maggio cadrebbero i versamenti delle imposte sugli immobili (o di quello che resta dopo l’abolizione della Tasi sulle abitazioni principali). Anche l’Imu quindi si pagherebbe in una unica soluzione invece che, come oggi accade, con l’acconto a metà giugno e il saldo il 16 dicembre.

Dichiarazioni tasse: si passa da sette a due

Le dichiarazioni passerebbero da sette a due: la dichiarazione IVA, oggi fissata al 30 settembre, verrebbe anticipata al 28 febbraio e nella stessa data cadrebbero i saldi dell’Ivie (l’imposta sugli immobili all’estero) e dell’Ivafe (l’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero), nonché della Tari, del pagamento del diritto annuale al registro delle imprese e della tassa sui libri sociali. Il 31 maggio invece, quindi anticipatamente rispetto all’attuale 30 settembre, scadrebbe il termine per dichiarazioni Unico e Irap. La scadenza del 730 resterebbe invariata mentre il 770 semplificato sarebbe soppresso.

Tax day 16 maggio: conteggio e rate

Come si stabilirebbe quanto dovuto nel fatidico tax day del 16 maggio? La cifra verrebbe calcolata sulla base di calcoli previsionali, salvo poi ravvedimento operoso in caso di importo insufficiente. Il versamento in un’unica soluzione spaventa i contribuenti ma resta ferma la possibilità di pagare a rate, fino ad un massimo di sette. Sempre in termini di semplificazione si studia la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di prelevare gli importi mensili direttamente dal conto corrente del contribuente. Nuovi sviluppi sulla proposta di unificare tutte le scadenze fiscali il 16 maggio si avranno a breve visto che per il prossimo 15 ottobre è in calendario la discussione della Legge di Stabilità.

L’accorpamento delle scadenze fiscali è fattibile?

Unificare le scadenze è una soluzione concretamente attuabile? Sul punto non mancano perplessità. Non è raro il persistere di lacune normative anche dopo le scadenze senza contare le agevolazioni fiscali che vengono aggiornate durante l’anno. E poi ci sono le proroghe last minute concesse tramite comunicati stampa dell’Agenzia delle Entrate.

Come garantire un calcolo certo e affidabile?

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Quando si parla di obbligo di POS per le imprese familiari si pensa in prima battuta ai dispositivi per i pagamenti elettronici. Senza dubbio si tratta di un tema attuale tuttavia con la sigla POS ci si riferisce anche al Piano Operativo di Sicurezza, di cui tutte le imprese, incluse quelle familiari, devono dotarsi. La legge sulla sicurezza sul lavoro prevede anche che tutti i familiari dispongano del Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) come misura antinfortunistica nel Piano stesso. A ribadirlo è stata di recente laCorte di Cassazione, IV Sezione Penale con la sentenza n. 38346/2015 in merito alla valutazione dei rischi nell’ambito dell’impresa familiare. Nel caso di specie i giudici hanno accolto il ricorso del procuratore generale annullando la sentenza della Corte di appello di Trieste.

Obbligo POS imprese familiari: la sentenza sugli infortuni sul lavoro

Alla base del processo c’era un caso di infortunio sul lavoro. La vittima era un operaio addetto alla riparazione delle lastre della copertura di un capannone.

A causa del cedimento di una lastra il dipendente è precipitato a terra, riportando un trauma multiplo. In primo grado i giudici avevano condannato il datore di lavoro per non aver predisposto i dispositivi di sicurezza individuali idonei, come da previsione dell’ articolo 21 del Dlgs 81/2008 e di non aver rispettato l’obbligo di POS di cui all’articolo 96 del Dlgs. Il datore di lavoro però aveva presentato ricorso ed era stato assolto in appello. I giudici della Cassazione però, richiamando l’articolo 3. comma 12 del Testo Unico in materia di sicurezza per un’impresa familiare, hanno ribadito l’obbligo di POS e dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI). Per quanto riguarda nello specifico l’obbligo della redazione del POS, la Corte ha chiarito che, sebbene ad una prima lettura dell’articolo 96 del Testo Unico, questo appare riferirsi solo alla ditta affidataria e a quelle esecutrici, a ben vedere, in considerazione del fatto che l’obbligo in esame viene imposto anche quando l’impresa interessata ai lavori edili è una sola, risulta chiaro che il legislatore abbia voluto includere nell’obbligo di redazione del POS anche l’impresa a carattere familiare. La Corte ha respinto anche l’interpretazione secondo l’impresa familiare sarebbe tenuta alla redazione del POS solo qualora si avvalga di lavoratori subordinati.